Conversazione con Ingmar Bergman

Olivier Assayas , Stig Björkman

Collana Il grande cinema

  • Pubblicazione: 17 maggio 2018
  • Pagine: 104 + 1/16 b/n
  • Illustrazioni: inserto fotografico in bianco e nero
  • Formato: 14x21
  • ISBN: 9788867089390
  • Traduzione: Daniela Giuffrida
VERSIONE CARTACEA
  • prezzo: € 13,00
    - Sconto 15%: € 11,05
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Il libro

«Quando si è artisti, quando si creano film, è molto importante non essere logici. Bisogna essere incoerenti. Se si è logici, la bellezza ti sfugge, scompare dalle tue opere. Dal punto di vista delle emozioni, bisogna essere illogici, è proibito non esserlo. Ma se si ha fiducia nelle proprie emozioni, allora si può essere del tutto incoerenti. Non fa nulla. Perché si ha il potere di cogliere le conseguenze delle emozioni che hai suscitato. Per sempre.»
Ingmar Bergman

Abbiamo incontrato Bergman tre volte, il 14, 15, e 16 marzo dalle quattordici alle sedici. Il rituale era sempre lo stesso: Bergman ci faceva da guida fra i meandri del teatro fino alla piccola anticamera del suo ufficio contrassegnata da una piccola targa in cuoio «Ingmar Bergman - Regissör». Qui, ci sedevamo intorno a un tavolo basso e chiacchieravamo di tutto un po’.

Interessato al cinema francese, sondava i nostri punti di vista, ci interrogava su alcuni film recenti, ci parlava dei suoi progetti teatrali.

Poi, facevamo partire i registratori, due piccoli mangiacassette antidiluviani che entrambi osservavamo di tanto in tanto con i sudori freddi.
Lui distendeva i piedi su uno sgabello, si allungava all’indietro e rispondeva – o evitava di rispondere – con molta attenzione e precisione.

Olivier Assayas e Stig Björkman

Rassegna stampa